Il prossimo Governo dovrà occuparsi anche della spinosa questione relativa alla modifica o meno della tanto odiata L. 30/2003 (o meglio ricordata come Legge Biagi).
Molti italiani sono stati convinti dalla campagna degli anni scorsi che l’insicurezza, l’incertezza e la precarietà di cui molti giovani soffrono oggi siano state causate dalla legge Biagi.
Come giustamente ci ricorda il Prof. Ichino (La Voce.info), dobbiamo convincerci che le radici del problema, cioè del dualismo del nostro mercato del lavoro e della divisione dei lavoratori tra “serie A” e “serie B”, affondano assai più indietro nel tempo.
La legge Biagi, conferma Ichino, ha molti difetti; ma non quello di aver prodotto lavoro precario: anzi, il ministro Damiano se ne è servito proprio per combattere l’abuso del precariato ad esempio nei call center. E quando la sinistra si è messa sul serio a cercare qualche norma della legge Biagi da abrogare in quanto fonte di lavoro precario, non ne ha trovata neanche una!!!!!(il lavoro in staff leasing è lavoro a tempo indeterminato e stabile).
Quindi sostengo quanto dice il Prof Ichino che La legge Biagi non ha affatto consolidato – e nemmeno facilitato – il lavoro parasubordinato nel nostro Paese.
Al contrario la Legge 30 ha imposto che nel settore privato esso potesse assumere solo la forma del “lavoro a progetto”, ponendo dei limiti assai rigidi alla possibilità di utilizzazione di questo tipo contrattuale proprio per evitarne degli abusi.
Come giustamente Ichino ci ricorda, prima di questa legge, ingaggiare una persona come “co.co.co.” non comportava alcuna formalità e poteva essere fatto per qualsiasi tipo di attività lavorativa, a termine o a tempo indeterminato; ora, invece, le formalità per la costituzione del rapporto di lavoro a progetto sono assai complesse e i casi in cui esso può essere costituito legittimamente sono enormemente ridotti rispetto a prima.
Riflettiamoci insieme…….
A presto.